Durante la 57ª edizione del Vinitaly, tra incontri e calici tintinnanti, un’esperienza ha saputo distinguersi per raffinatezza ed equilibrio: quella proposta da Col Vetoraz Spumanti, che ha presentato uno speciale abbinamento tra il suo Valdobbiadene DOCG Cuvée 13 Extra Dry e il caviale Sevruga Imperial di Caviar Giaveri.
Lo stand di Col Vetoraz è stato teatro di un evento esclusivo riservato alla stampa, dove l’incontro tra due simboli dell’eccellenza italiana – lo spumante di alta quota e il caviale di pregio – è stato celebrato in un abbinamento pensato nei minimi dettagli.

Lo chef Paolo Speranzon della Locanda San Martino ha ideato un piatto raffinato: Green carry di asparagi alla brace e fave, impreziosito proprio dal caviale Sevruga Imperial.
Ottimo equilibrio: le note erbacee dell’asparago, la dolcezza della fava, l’affumicatura leggera e la sapidità marina del caviale si fondevano armoniosamente con le bollicine sottili e cremose della Cuvée 13, capace di detergere il palato e riportarlo allo stato iniziale, in un continuo gioco di contrasti e armonie.
Cuvée 13: 13 parcelle, un’anima sola
La Cuvée 13 nasce dalla selezione di 13 vigne su 102 sparse tra le colline pedemontane del Conegliano Valdobbiadene. Ogni particella viene vinificata separatamente per poi confluire in una cuvée capace di unire struttura e piacevolezza.

Nonostante il residuo zuccherino da Extra Dry (13 g/l), il vino mantiene un profilo asciutto, elegante e persistente, grazie anche alla scelta aziendale di non utilizzare collaggi chimici, ma solo filtrazioni meccaniche, partendo da uve selezionate.
Cartizze: un’eredità di roccia e sole
Tra le chicche condivise durante l’incontro, anche uno sguardo sui vigneti di proprietà sul colle del Cartizze, a circa 360 metri di altitudine. Un ettaro di terra dura e rocciosa che restituisce uva di straordinaria concentrazione, coltivata con cura e rispetto.
Qui nasce un frutto raro, dolce e minerale, tanto che, come confessato da chi lo coltiva, è difficile resistere alla tentazione di provarne un acino come uva da tavola.
Il senso del bere bene
In un clima di autentica convivialità, la conversazione si è spinta oltre gli aspetti tecnici, soffermandosi sul potere del vino di generare armonia, piacere e condivisione.

È emerso un pensiero semplice ma profondo: un buon vino si riconosce anche dal fatto che una bottiglia possa essere condivisa in compagnia, senza mai risultare pesante o stancare. E i vini di Col Vetoraz ne sono un perfetto esempio: puliti, eleganti, mai invadenti.
0 commenti