Castelnuovo Berardenga, confine sud del Chianti Classico. È qui, in un crocevia geologico e culturale che guarda alle Crete Senesi, che si trova Fèlsina. Una realtà agricola e familiare che non ha mai smesso di raccontare il Sangiovese, declinandolo in uno stile unico e coerente, pur attraverso le infinite sfumature delle annate.
Ho avuto il privilegio di partecipare a una verticale storica di Rancia, introdotta da un tour fuoristrada nei vigneti dell’azienda, con sosta proprio nella celebre vigna Rancia, cuore pulsante dell’identità felsiniana.

Un viaggio tra le zolle: il tour nei vigneti
La giornata è iniziata con un’escursione nelle vigne che compongono l’anfiteatro naturale del podere Rancia.
Dalla cima si domina un mosaico di suoli: alberese, galestro, flysch, sabbie e argille stratificate, una complessità geologica che Fèlsina ha imparato a leggere e a vinificare con una precisione quasi artigianale.
Ogni parcella è raccolta separatamente, seguendo microclimi e maturazioni diverse.
Questo approccio di massima selezione consente al Rancia di mantenere uno stile saldo, pur rispecchiando le sfide e i doni di ogni vendemmia.
Fèlsina: storia di famiglia e visione
Fondata nel 1966 da Domenico Poggiali, Fèlsina nasce dalla visione di un imprenditore che, controcorrente rispetto a una Toscana in via di spopolamento agricolo, sceglie di investire sulla terra e sul Sangiovese.

Oggi l’azienda è guidata dal nipote Giovanni Poggiali, che ne ha raccolto il testimone con passione e una straordinaria attenzione alla sostenibilità.Agricoltura biologica, sperimentazione con il biochar, inerbimenti calibrati sulle caratteristiche di ogni suolo e riduzione delle pratiche invasive: Fèlsina è un laboratorio viticolo che unisce sapere contadino e innovazione agronomica.
La verticale: sette annate, una sola anima
Nel cuore della cantina, accompagnati da un pranzo di cacciagione e capretto cucinati in casa, abbiamo degustato sette annate di Rancia, dal 1993 al 2021. Di seguito, alcune impressioni emerse:
- 2021 (Gran Selezione) – Freschezza in evidenza, tannino fine, note floreali e fruttate: un Rancia che promette lunga vita, ma già oggi colpisce per eleganza.
- 2018 – Annata complessa, con tannino più serrato, meno espansiva ma con trama fine e chiusura nitida.
- 2015 – Piena maturità, con toni scuri e caldi, tannino potente e struttura generosa.
- 2009 – Equilibrio e profondità: speziatura sottile, frutto integro, tannino disteso.
- 2005 – Considerata da molti il punto d’equilibrio perfetto tra freschezza e maturità: floreale, elegante, stratificata.
- 1999 – Tabacco e note terziarie in evidenza, struttura ancora viva, ma con evoluzione evidente.
- 1993 – Sorprendentemente vitale, speziata, balsamica, con una verticalità e una freschezza da vendere.

In ogni calice si ritrova un filo conduttore stilistico: il Rancia è sempre riconoscibile, mai ridondante, con quella speziatura naturale – anice, finocchio selvatico – che sembra venire direttamente dalla macchia che circonda i vigneti.
Oltre Rancia: Metodo Classico, Colonia e Vin Santo
Durante il pranzo abbiamo avuto l’opportunità di degustare anche un eccezionale Metodo Classico 10 anni sui lieviti, fine e salino e Colonia 2009, cru di altissima collocazione e concentrazione, potente e teso allo stesso tempo. A seguire, Vin Santo Occhio di Pernice 2007, profondo, avvolgente, con note di fichi secchi, datteri e cioccolato.

La verticale di Rancia è stata molto più di una degustazione: è stata un’immersione nel tempo, nel paesaggio e nella filosofia di un’azienda che non smette di interrogarsi sul presente e sul futuro del Chianti Classico.
In un mondo che cambia, Fèlsina resta fedele a se stessa, e il suo Rancia continua a essere uno dei più autorevoli interpreti del Sangiovese toscano.
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