La Chianti Classico Collection 2026 si è rivelata, ancora una volta, un appuntamento imprescindibile per comprendere lo stato di salute del Gallo Nero.
Un evento che non è solo vetrina, ma luogo di confronto, ascolto, racconto. Tra calici, dialoghi e appunti presi al volo, ho attraversato territori, stili e filosofie produttive, ritrovando nel Sangiovese una voce sempre più consapevole.
Quello che segue non è un semplice resoconto tecnico, ma un diario sensoriale: un percorso fatto di incontri, altitudini, suoli, visioni e vini che invitano al ritorno nel bicchiere.

Vecchie Terre di Montefili – L’altitudine come firma stilistica
A Panzano, tra i 500 e i 540 metri, Vecchie Terre di Montefili rappresenta una delle espressioni più alte – in senso letterale e figurato – del Chianti Classico. Tre suoli diversi, biodiversità certificata, vigneti circondati dal bosco: qui la viticoltura dialoga costantemente con il paesaggio.
In degustazione, l’annata e le Gran Selezione raccontano un’idea precisa: fare il vino in vigna, intervenendo il meno possibile in cantina. Il risultato sono vini tesi, vibranti, con un’energia agrumata e una freschezza che invita alla beva continua. Non sono vini “da primo sorso”, ma da relazione lunga: più li assaggi, più ti chiedono attenzione.
Le selezioni da singolo vigneto mostrano una profondità rara, con tannini cesellati e una prospettiva evolutiva importante. Qui l’altitudine non è un dato geografico, ma un elemento identitario.
San Donatino – Il vino come atto di libertà
L’incontro con San Donatino è stato uno dei momenti più intensi dell’evento. Non solo per i vini, ma per la visione che li sostiene. Un approccio naturale autentico, non modaiolo, costruito negli anni con coerenza.
Fermentazioni spontanee, solforosa minima, nessuna scorciatoia. Il produttore rivendica il diritto di fare il vino “come viene”, senza piegarsi alle mode o ai mercati. E questa filosofia si ritrova nel bicchiere.
I Chianti Classico mostrano una trasparenza espressiva rara: frutto vivo, acidità pulsante, tannini sinceri. Ogni etichetta è un capitolo di una stessa storia, fatta di rischio, artigianalità e identità.
Un vino che non cerca consenso, ma dialogo.
Castelvecchi – La memoria genetica del Sangiovese
A Radda, a circa 650 metri, Castelvecchi custodisce uno dei patrimoni ampelografici più affascinanti del territorio. Cloni storici, viti a piede franco, un vivaio interno: qui il tempo non è solo passato, ma strumento di lavoro.
Le maturazioni lente permettono una piena maturità fenolica, con vinaccioli maturi e tannini dolci. Le lunghe macerazioni restituiscono vini profondi, eleganti, mai appesantiti.
La Gran Selezione Madonnino della Pieve, nelle annate migliori, è una sintesi perfetta tra storia e precisione moderna. Il Chianti Classico d’annata, invece, sorprende per bevibilità e immediatezza, senza perdere complessità.
Un’azienda che lavora sulla continuità, pianta per pianta, bottiglia per bottiglia.
Castello Vicchiomaggio – Tradizione in dialogo con l’innovazione
A Greve, Vicchiomaggio rappresenta un modello di equilibrio tra dimensione aziendale, accoglienza e qualità produttiva. La famiglia guida la tenuta dal 1964, con una visione chiara e progressiva.
In degustazione, l’annata 2024 mostra già una buona definizione, mentre Riserva e Gran Selezione confermano uno stile misurato, basato su un uso intelligente del legno e su cloni di Sangiovese più adatti al clima attuale.
I vini sono centrati, leggibili, costruiti per durare senza rinunciare alla piacevolezza immediata. Una classicità contemporanea.
Castello di Ama – Dove il vino incontra l’arte
Castello di Ama resta uno dei riferimenti assoluti del Chianti Classico. A Gaiole, su terreni argilloso-calcarei a circa 500 metri, l’azienda lavora dal 1976 su un’idea precisa di eleganza e profondità.
Le tre anime – Annata, Montebuoni, San Lorenzo – raccontano le diverse valli della tenuta. In degustazione, i vini mostrano coerenza stilistica, finezza tannica e grande potenziale evolutivo. Il dialogo con l’arte contemporanea non è un elemento decorativo, ma parte integrante dell’esperienza.
Qui il vino è cultura, oltre che prodotto.
Carpineto – L’identità che evolve nel tempo
Carpineto conferma la sua vocazione alla longevità e alla precisione. Dalle bollicine di Sangiovese fino alle Riserve, emerge una filosofia basata sul tempo come alleato.
I campioni di botte 2024 e 2025 mostrano basi solide, profili aromatici in costruzione, tannini destinati a integrarsi. La Riserva 2020, invece, rappresenta già una sintesi compiuta: equilibrio, profondità, armonia.
Un’azienda che non rincorre la prontezza, ma costruisce valore nel lungo periodo.
Fèlsina – La coerenza come valore assoluto
Fèlsina resta, da decenni, uno dei pilastri più solidi e credibili del Chianti Classico. Un’azienda che ha costruito la propria reputazione sulla continuità stilistica, sulla fedeltà al territorio e su un’interpretazione del Sangiovese sempre riconoscibile, mai urlata.
Nel corso degli anni ha saputo evolversi senza snaturarsi, mantenendo al centro del progetto un’idea di eleganza naturale, fatta di equilibrio, precisione e profondità. I vini raccontano con chiarezza il territorio di Castelnuovo Berardenga, con profili aromatici nitidi, una trama tannica fine e una straordinaria capacità di invecchiamento.
Ogni etichetta rappresenta una garanzia di affidabilità: vini che non cercano l’effetto immediato, ma costruiscono nel tempo il proprio valore. Un riferimento imprescindibile per chi ama la classicità toscana interpretata con sensibilità moderna.
Castello di Meleto – Il racconto del territorio in forma corale
Castello di Meleto interpreta il territorio di Gaiole in Chianti attraverso un progetto ampio, strutturato e profondamente legato alla storia del luogo. Qui, la dimensione monumentale del castello si fonde con una visione contemporanea fatta di sostenibilità, ricerca agronomica e attenzione al dettaglio.
I vigneti, distribuiti su esposizioni e altitudini differenti, permettono una lettura sfaccettata del territorio, offrendo una pluralità di espressioni del Sangiovese. Ogni parcella contribuisce a costruire un racconto corale, in cui tradizione e innovazione dialogano in modo armonico.
I vini mostrano equilibrio, precisione e una costante crescita qualitativa, con profili sempre più definiti e coerenti. Un progetto solido, consapevole delle proprie radici, ma orientato con decisione verso il futuro.
Vallepicciola – Modernità e identità
Vallepicciola rappresenta una delle realtà più dinamiche e interessanti emerse negli ultimi anni nel panorama del Chianti Classico. Un progetto giovane nello spirito, ma estremamente strutturato, che unisce tecnologia, ricerca agronomica e rispetto profondo per il territorio.
L’azienda lavora con un approccio scientifico e preciso, sia in vigna che in cantina, puntando su selezioni accurate, gestione sostenibile e continua sperimentazione. Tutto questo si traduce in vini puliti, definiti, leggibili, capaci di coniugare immediatezza e complessità.
Il Sangiovese resta sempre al centro, interpretato in chiave contemporanea ma mai standardizzata. Ne nascono vini moderni, eleganti e identitari, espressione di una nuova generazione produttiva che guarda avanti senza dimenticare le proprie radici.
Il Chianti Classico che verrà

La Collection 2026 ha mostrato un Chianti Classico maturo, plurale, consapevole delle proprie radici e delle sfide future. Altitudine, biodiversità, ricerca clonale, sostenibilità: sono queste le parole chiave emerse con forza.
Ma, soprattutto, emerge una nuova generazione – anagrafica o spirituale – di produttori che non si limita a seguire disciplinari, ma costruisce visioni.
Il Gallo Nero oggi non è un’unica voce, ma un coro. E proprio in questa pluralità risiede la sua forza.
0 commenti