Con oltre 140 vignaioli e più di 700 etichette in assaggio, la manifestazione si conferma uno degli appuntamenti più centrali del panorama enologico italiano.
Domenica: la mappa della Toscana nel calice
La prima giornata è un viaggio orizzontale. Si cammina, si assaggia, si ascolta.
Dal Chianti Classico alla Maremma, da Montalcino alla costa, Terre di Toscana restituisce una fotografia precisa: una regione viva, in continua evoluzione, dove tradizione e interpretazione personale convivono senza compromessi.

Lunedì: il tempo nel bicchiere
Il lunedì di Terre di Toscana non è semplicemente una seconda giornata, è un cambio di prospettiva. Dopo l’energia della domenica, il ritmo si abbassa, i calici si fanno più profondi e l’attenzione si sposta su ciò che davvero conta: il tempo.
Ed è qui che entrano in scena le vecchie annate, cuore pulsante della giornata. Nel mio percorso ho scelto di fermarmi, più che di correre, di approfondire, più che accumulare.
Tra i produttori visitati:
- Stefano Amerighi
- Banfi
- Capannelle
- Castello del Terriccio
- Castello di Ama
- Castello Monterinaldi
- I Luoghi
- Il Marroneto
- Mastrojanni
- Podere Marcampo
- San Giusto a Rentennano
- Solatione
- Tenuta Col d’Orcia
- Tua Rita
Un mosaico che racconta bene la Toscana: grandi nomi, realtà iconiche e interpretazioni più artigianali, unite da una forte identità territoriale.

Vecchie annate: il vino che non smette di dimostrare
Ci sono vini che cercano di colpire, e poi ci sono vini che aspettano. Le vecchie annate degustate raccontano esattamente questo passaggio: dal vino che vuole impressionare, al vino che ha smesso di avere fretta.
Tra i calici più significativi della giornata:
- Sassicaia 2006 – un riferimento assoluto. Naso profondo, stratificato, dove il frutto si fonde con note di grafite, tabacco e macchia mediterranea. In bocca è ancora vivo, dinamico, con una trama tannica perfettamente risolta e una chiusura interminabile. Un vino che non mostra cedimenti, ma solo evoluzione.
- Percarlo 2014 (San Giusto a Rentennano) – annata non facile, ma qui interpretata con intelligenza. Più sottile rispetto a versioni più calde, ma estremamente elegante. Acidità vibrante, tannino fine, e un profilo che gioca più sulla tensione che sulla potenza. Un Sangiovese che convince per precisione.
Accanto a questi, altre bottiglie hanno contribuito a costruire un quadro estremamente interessante: vini che hanno trovato nel tempo non solo morbidezza, ma soprattutto definizione.
Degustare il tempo: cosa cambia davvero
Assaggiare queste annate significa confrontarsi con un’evoluzione reale, non teorica.
Nel calice questa evoluzione si percepisce in modo chiaro. Il frutto iniziale lascia spazio a profumi più complessi, tra spezie, sottobosco e leggere note balsamiche.

Anche i tannini cambiano, diventando più morbidi e meno aggressivi. Tutto si armonizza meglio: nessun elemento domina sugli altri e il vino risulta più equilibrato, scorrevole e piacevole da bere.
I calici migliori sono stati quelli a cui si è tornati, quelli lasciati respirare, quelli che, dopo qualche minuto, cambiavano completamente registro.
Perché il vino evoluto non si concede subito, si apre per gradi, come un racconto ben scritto.
Il dialogo con il tempo (e con chi lo ha vissuto)
Parlare con i produttori davanti a queste bottiglie cambia tutto. Non si parla più di tecniche, ma di scelte fatte anni prima: vendemmie difficili, decisioni rischiose, interpretazioni controcorrente, e in quel momento il vino diventa qualcosa di più.
Ci sono tanti eventi vino, ma pochi con questa identità. Il punto di forza di Terre di Toscana è semplice: qui il vino lo raccontano direttamente i produttori, nessuna mediazione, nessun filtro, solo dialogo, assaggio e confronto……perché questo lavoro, prima ancora che professione, è passione.
0 commenti