A Vinitaly ci sono incontri che non si limitano a raccontare un vino, ma aprono una prospettiva: quello con Franc Lizêr, progetto firmato LEA Winery, è uno di questi.
In un contesto dove la tradizione enologica italiana è spesso sinonimo di struttura, territorio e alcol, qui il paradigma cambia: non si parla di sottrazione, ma di evoluzione.
Nel calice, infatti, non c’è un “vino senza”, ma un vino pensato diversamente.

Un borgo friulano, una visione contemporanea
Tutto nasce nel cuore del Friuli Grave, nel borgo storico di Ca’ Bianca, riportato in vita dalla famiglia Spadotto. Un progetto recente (2018), ma con radici profonde e una visione estremamente lucida: interpretare il futuro del vino.
Il nome LEA racchiude la famiglia — Lucio, Lorena, Eleonora e Alessandro — e proprio da questa dimensione familiare prende forma anche Franc Lizêr, linea nata nel 2021.

“Libero e leggero”, dal dialetto friulano, non è solo un nome: è una dichiarazione d’intenti.
Qui entra in gioco un concetto chiave: la “sobrialità”, ovvero una nuova forma di convivialità che non rinuncia al piacere, ma ricalibra l’esperienza.
Il vino senza alcol: non una rinuncia, ma una scelta
Il fenomeno non è più marginale. Il movimento sober curious sta ridefinendo il consumo, soprattutto tra le nuove generazioni.
Ma c’è un punto interessante emerso durante la degustazione: questi vini non vogliono sostituire il vino tradizionale, ma affiancarlo, un dettaglio che cambia completamente la prospettiva.

Come nasce un vino dealcolato (senza perdere l’anima)
Durante l’incontro è stato affrontato uno degli aspetti più delicati: la tecnica.
Non tutti i processi sono uguali. Alcuni “cuociono” il vino, compromettendone il profilo aromatico. Altri, invece, lavorano con maggiore precisione.
Tra le tecnologie citate:
- distillazione tradizionale (più invasiva)
- evaporazione sottovuoto
- spinning cone column
- sistemi a membrane (più delicati)
L’obiettivo è chiaro: separare l’alcol preservando gli aromi, lavorando a basse temperature e reintroducendo le componenti più nobili del vino.
Il risultato? Un equilibrio sorprendentemente vicino al vino originale, pur con una struttura inevitabilmente diversa.

La degustazione: bollicine protagoniste
Se c’è una cosa che emerge chiaramente è che la bolla funziona meglio del fermo.
Non è solo una questione di mercato, ma anche tecnica. L’effervescenza aiuta a costruire struttura, mascherare eventuali vuoti e rendere l’esperienza più completa.
Spumante Blanc de Blancs 0%
Il più convincente in termini di equilibrio.
- Naso: agrumi, mela verde, note floreali leggere
- Bocca: fresca, dinamica, con una bolla fine che sostiene il sorso
- Finale: pulito, con una chiusura leggermente morbida
Qui si percepisce chiaramente il lavoro sulla base Chardonnay, con una ricerca di eleganza più che di struttura.
Spumante Rosé 0%
Più immediato, più giocato sulla piacevolezza.
- Naso: piccoli frutti rossi, fragola, melograno
- Bocca: rotonda, con una componente zuccherina più evidente
- Sensazione: più “easy drinking”, quasi da aperitivo contemporaneo
Durante la degustazione emerge un tema interessante: la dolcezza non è un difetto, ma uno strumento tecnico per bilanciare l’assenza dell’alcol.

I vini fermi: la sfida più complessa
Se le bollicine convincono, i vini fermi raccontano la vera sfida del segmento.
Bianco 0%
- Profilo semplice, diretto
- Più vicino a una bevanda aromatizzata che a un vino tradizionale
- Manca un po’ di profondità, ma resta piacevole nella sua immediatezza
Rosso 0%
- Leggera trama tannica percepibile
- Note di frutta rossa e un accenno di struttura
- Interessante, ma ancora lontano dall’esperienza di un rosso classico
Ed è proprio qui che si gioca il futuro: riuscire a costruire complessità senza l’alcol.

Il punto chiave: non è vino “come prima”
Ed è giusto dirlo chiaramente: il vino dealcolato non è una replica perfetta ma bensì una nuova categoria.
Durante la degustazione emerge una riflessione lucida: la difficoltà non è tecnica, ma percettiva. Il consumatore deve essere pronto ad accettare un’esperienza diversa, e forse è proprio qui la vera rivoluzione.

Franc Lizêr: il lusso della scelta
In un mondo dove tutto è già definito, il vero lusso diventa scegliere:
Bere o non bere.
Alternare.
Godersi il momento senza compromessi.
Franc Lizêr si inserisce esattamente in questo spazio, non come alternativa al vino, ma come nuova possibilità di consumo consapevole.
Un progetto ancora giovane, con margini di evoluzione evidenti, ma con una direzione chiara, e soprattutto, con una qualità che, principalmente sulle bollicine, inizia a farsi davvero interessante.
Uscendo dallo stand, la sensazione è netta: non si tratta di una moda passeggera, ma di un cambio culturale, e come tutti i cambiamenti veri, non arriva per sostituire, ma per affiancare.
Il vino resta, ma accanto, oggi, c’è qualcosa di nuovo…..e vale la pena assaggiarlo senza pregiudizi.
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