Tra i corridoi della fiera, il racconto della tenuta prende forma come un viaggio: non solo nei vini, ma in una Toscana meno raccontata, quella dei Colli Fiorentini, dove l’altitudine, il vento e la geologia costruiscono un’identità precisa, quasi sussurrata.

Una tenuta che è storia viva

Percorrendo idealmente la strada che da Firenze porta verso Rignano sull’Arno, si arriva a una villa settecentesca nata sulle fondamenta di un antico castello medievale. Torre a Cona è questo: una dimora storica immersa in 200 ettari di paesaggio toscano, tra vigneti, oliveti e boschi.

torre a cona
Credits @Martino Dini

Qui la famiglia Rossi di Montelera, con una storia legata anche al mondo Martini & Rossi, ha dato nuova vita a un progetto che oggi unisce ospitalità e produzione vitivinicola di alto profilo.

Ma la cosa più interessante è il modo in cui questa storia si traduce nel vino.

Il territorio: altitudine, galestro e vento

Durante l’incontro emerge chiaramente un concetto chiave: Torre a Cona è una cantina di cru.

I vigneti si trovano tra i 300 e i 410 metri di altitudine, con suoli che alternano argilla, sabbia e galestro, creando differenze marcate anche tra parcelle vicine.

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Credits @Martino Dini

A questo si aggiunge un elemento spesso sottovalutato: una corrente d’aria proveniente dall’Appennino che incide sulla freschezza e sull’equilibrio dei vini, contribuendo a quella tensione acida che diventa firma stilistica.

Negli ultimi anni, anche il cambiamento climatico ha giocato un ruolo decisivo: una zona storicamente fredda oggi permette maturazioni più complete, portando a vini più strutturati e profondi.

Degustazione: il Chianti dei Colli Fiorentini, tra immediatezza e identità

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Credits @Martino Dini

Crociferro – Chianti Colli Fiorentini DOCG

Il primo assaggio è anche la porta d’ingresso allo stile della casa: Sangiovese con una piccola quota di Colorino, il Crociferro si muove su un registro di frutto rosso croccante, acidità viva e grande bevibilità.

È il vino che racconta la quotidianità della tenuta, ma senza banalità: c’è precisione, equilibrio e una chiara volontà di eleganza.

Il cuore del progetto: le Riserve dai singoli vigneti

Qui Torre a Cona cambia passo. Il focus si sposta sulla parcellizzazione, sull’identità dei cru, sulla capacità del Sangiovese di raccontare il dettaglio.

Badia a Corte – Chianti Colli Fiorentini Riserva DOCG

Più basso, esposto a est, influenzato dai venti: il risultato è un vino più immediato e verticale, con una freschezza evidente e tannini setosi.

Un Sangiovese che gioca sulla finezza più che sulla potenza.

Terre di Cino – Chianti Colli Fiorentini Riserva DOCG

Stesso vitigno, ma un’altra anima. Qui si sale di quota, si cambia esposizione e soprattutto cambia il suolo: il galestro porta profondità, materia e complessità.

Nel bicchiere emergono note di tabacco, cuoio e spezie, con una struttura più importante e un profilo decisamente più evoluto.

Due vini fratelli, ma con personalità divergenti, ed è proprio questo il punto.

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Credits @Martino Dini

Molino degli Innocenti: il salto di qualità

Poi arriva lui.

Molino degli Innocenti

Il vino simbolo, nato da una parcella a oltre 400 metri, esposta a sud. Un progetto recente (prima annata 2019), ma già premiato come “Rosso dell’Anno” nella Guida Gambero Rosso 2025.

Nel bicchiere cambia tutto: qui il Chianti si avvicina a una dimensione più ampia, quasi da grande rosso internazionale.

  • Profondità aromatica
  • Stratificazione
  • Legno perfettamente integrato
  • Tannino deciso ma elegante

È il vino che racconta il percorso della cantina: dalla zona “fredda” e difficile a un’espressione piena, ambiziosa, consapevole.

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Credits @Martino Dini

Il lato più audace: il Colorino in purezza

Casamaggio – Toscana Colorino IGT

Una scelta coraggiosa. Il Colorino, spesso usato come vitigno complementare, qui diventa protagonista assoluto. Il risultato è un vino scuro, graffiante, balsamico, con una struttura importante e un carattere fuori dagli schemi.

È il vino che sorprende di più chi arriva a Torre a Cona: meno “classico”, più identitario.

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Credits @Martino Dini

Tradizione toscana: il Vin Santo

La degustazione prosegue con due espressioni che raccontano la tradizione più autentica:

  • Vin Santo del Chianti Merlaia
  • Vin Santo Occhio di Pernice Fonti e Lecceta

Appassimento, caratelli e lunghi anni di affinamento restituiscono vini profondi, con note di miele, frutta secca e spezie dolci, capaci di unire tecnica e memoria.

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Credits @Martino Dini

Produzioni limitatissime, quasi oggetti da collezione.

E poi il Vermouth: il legame con la storia

A chiudere il cerchio, il Vermouth Torre a Cona.

Non è un semplice prodotto accessorio, ma un ritorno alle origini della famiglia Rossi di Montelera, con una ricetta del 1920 reinterpretata oggi attraverso il Sangiovese della tenuta e ben 33 botaniche.

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Credits @Martino Dini

Un ponte perfetto tra Toscana e Piemonte.

Identità, precisione e visione

L’incontro con Torre a Cona a Vinitaly lascia una sensazione chiara. Qui non si cerca di imitare altri territori, né di rincorrere mode.

Si lavora invece su un concetto preciso: valorizzare i Colli Fiorentini attraverso i cru e un Sangiovese capace di raccontare ogni sfumatura del territorio.

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Credits @Martino Dini

Una visione che unisce storia, ricerca agronomica, precisione enologica e una forte coerenza stilistica.

In un panorama toscano spesso dominato da nomi più celebri, Torre a Cona rappresenta una voce distinta, e decisamente da ascoltare con attenzione.

Torre a Cona


Marco Germani

Sommelier e Degustatore Ufficiale AIS, ideatore e proprietario di questo blog, collaboro con le principali agenzie di comunicazione food and wine italiane. Scrivere recensioni è la cosa che amo maggiormente, in un calice di vino ci sono i sogni, le speranze, i sacrifici e il grande lavoro dei produttori, ognuno è una storia a se che merita sempre di essere raccontata.

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