Allo stand di Hic et Nunc si arriva con un’idea già chiara: capire come una realtà relativamente giovane del Monferrato stia interpretando oggi i vitigni autoctoni.
Ma basta poco per accorgersi che non si tratta solo di tecnica o stile produttivo. Qui c’è una visione, e soprattutto un’identità ben definita.
Il primo vino arriva quasi come una dichiarazione d’intenti. “Partiamo da questo.” È Pòta.

Pòta: il lato leggero del Dolcetto
Nel calice è un rosato luminoso, dal colore tenue, quasi provenzale.
Il naso è giocato su piccoli frutti rossi e fiori delicati, mentre in bocca emerge una dinamica precisa: freschezza, equilibrio e una chiusura pulita che invita subito al sorso successivo.
È un vino pensato per la convivialità, per l’aperitivo, per quei momenti in cui il vino deve semplicemente funzionare, e funziona.
La lieve traccia tannica, tipica del Dolcetto, gli dà una marcia in più: lo rende versatile, capace di accompagnare anche piatti semplici come una carne bianca o un pesce leggermente strutturato, senza perdere la sua anima disinvolta.

Monbullaé: profondità e precisione in versione Metodo Classico
Il passaggio successivo cambia completamente registro.
Monbullaé – Collezione del Fondatore, Metodo Classico Pas Dosé è un vino che gioca su tensione e struttura. La bollicina è fine, precisa, mai invadente.
Al naso si apre su note più complesse: crosta di pane, frutta secca, accenni agrumati. In bocca è rigoroso, verticale, con una freschezza che sostiene una materia importante.
Non è un Metodo Classico immediato: è un vino che chiede attenzione, ma che restituisce profondità, uno di quei calici che, portati a tavola, cambiano il ritmo della degustazione.

Felem: il bianco che sorprende
Poi arriva Felem, e qui la degustazione prende una piega inaspettata.
Un “vino bianco” fuori dagli schemi, che già dal naso lascia intuire un lavoro diverso.
Le note ricordano frutta disidratata, pesca matura, accenni balsamici e speziati.
Al sorso è ampio, con una struttura che quasi inganna: sembra poter essere dolce, ma invece mantiene una bella tensione e una chiusura asciutta, con un leggero tannino che ne allunga la persistenza.
È uno di quei vini che dividono, ma proprio per questo restano impressi.
Hic et Nunc: il senso del “qui e ora”
Tutto torna quando si guarda alla filosofia della cantina.
Hic et Nunc non è solo un nome, ma un approccio: vivere il vino nel presente, senza sovrastrutture. Una visione che unisce sostenibilità, valorizzazione dei vitigni autoctoni e uno stile produttivo essenziale, diretto, pulito.

Dal rosato più immediato al Metodo Classico più complesso, fino al bianco più sperimentale, il filo conduttore resta lo stesso: ricerca dell’identità senza rigidità.
Un assaggio di futuro (senza dimenticare il territorio)
Nel panorama del Vinitaly 2026, Hic et Nunc si distingue per questa capacità rara: muoversi tra registri diversi mantenendo coerenza.

Pòta è il vino che ti fa iniziare.
Monbullaé è quello che ti fa fermare a riflettere.
Felem è quello che ti sorprende quando pensi di aver capito tutto.
E forse è proprio qui il senso più autentico di questo incontro: non raccontare solo il Monferrato per quello che è stato, ma per quello che può diventare.
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