Ci sono incontri che diventano veri e propri dialoghi con un territorio. Lo stand dell’Azienda Agricola Ceraudo, a Vinitaly 2026, è stato esattamente questo: un viaggio nel cuore della Calabria ionica, tra memoria, sperimentazione e una visione sempre più precisa del futuro.

La storia di Ceraudo affonda le radici a Strongoli, nell’antica Petelia della Magna Grecia, a pochi chilometri dal Mar Ionio. Qui, tra vigneti e ulivi che circondano un borgo rurale del Seicento, prende forma un progetto agricolo che è prima di tutto una scelta etica.

Dal 1992 l’azienda lavora in biologico, una decisione nata da un’esperienza personale forte e trasformata in visione: eliminare la chimica per restituire autenticità al vino. Oggi questa filosofia è portata avanti dai figli di Roberto, con un approccio che unisce tradizione contadina e ricerca continua.

Ed è proprio questa tensione tra passato e innovazione che si percepisce chiaramente anche nel racconto diretto in fiera.

Ceraudo Vinitaly 2026

Il racconto del produttore: tra clima e sperimentazione

Durante la degustazione emerge con forza un tema che attraversa tutto il dialogo: il cambiamento climatico. Non come concetto astratto, ma come realtà concreta, vissuta ogni giorno tra i filari.

Le parole del produttore sono dirette, quasi senza filtri. Le stagioni non sono più prevedibili, gli insetti cambiano comportamento, le temperature raggiungono livelli sempre più estremi.

Questo si traduce in una viticoltura che diventa inevitabilmente sperimentale, dove ogni scelta è frutto di osservazione e tentativi continui.

Ceraudo Vinitaly 2026

Si lavora con metodi naturali per il controllo dei parassiti, si studiano alternative per ridurre ulteriormente l’uso di rame e zolfo e si valutano soluzioni innovative per proteggere le piante dallo stress solare, come l’uso di pannelli sopra i filari.

In questo contesto prende forma una visione molto chiara, sintetizzata in una frase che resta impressa: “Non esiste il vitigno, esiste il territorio.”

È una dichiarazione che sposta completamente il punto di vista e che aiuta a leggere in modo più profondo tutto ciò che si ritrova poi nel bicchiere.

Ceraudo Vinitaly 2026

La degustazione: freschezza, evoluzione e identità

Il percorso di degustazione parte dai bianchi, che rappresentano forse la parte più sorprendente della produzione.

Il Petelia racconta immediatamente il territorio con una trama sapida e una morbidezza che si distende nel tempo. Il confronto tra annate evidenzia quanto questo vino sia dinamico: appena imbottigliato appare più contratto, ma bastano pochi mesi per vedere emergere equilibrio e complessità.

Si  delinea un profilo preciso, fatto di note di frutta matura e una persistenza elegante che accompagna la beva senza appesantirla.

Il Grisara, da Pecorello in purezza, rappresenta invece una vera dichiarazione di intenti. Un vitigno che in passato veniva utilizzato per “allungare” i vini trova qui una nuova dignità grazie a una drastica riduzione delle rese.

Il risultato è un vino che unisce immediatezza e complessità, con un profilo aromatico fatto di agrumi, sfumature erbacee e una chiara impronta minerale.

Con Imyr si entra in una dimensione diversa. Lo Chardonnay viene interpretato con un approccio che integra il legno senza sovrastare il frutto. Il lavoro sui lieviti e il bâtonnage costruiscono un vino pieno, elegante, dove la componente mediterranea resta sempre ben riconoscibile.

Ceraudo Vinitaly 2026

I rosati: due letture dello stesso vitigno

Il Gaglioppo in versione rosata offre due interpretazioni distinte ma coerenti.

La versione più immediata si distingue per freschezza e bevibilità, con una componente tannica leggera che la rende tutt’altro che banale. È un vino diretto, pensato per un consumo agile ma non superficiale.

La versione affinata in legno aggiunge invece profondità e struttura. Il passaggio in tonneaux introduce una maggiore complessità aromatica e una sensazione più ampia al palato, mantenendo comunque equilibrio e finezza.

Ceraudo Vinitaly 2026

I rossi: la sfida del Gaglioppo

Nei rossi si percepisce tutto il lavoro fatto negli anni su un vitigno complesso come il Gaglioppo. Il racconto del produttore passa attraverso prove, errori e studi approfonditi, con l’obiettivo di ottenere tannini più maturi e una maggiore armonia complessiva.

Il Dattilo rappresenta l’espressione più classica e territoriale, con una struttura importante e una profondità che si sviluppa nel tempo.

Il Nanà si muove su un registro più immediato, giocato su frutto e rotondità, mentre il Petraro introduce una dimensione più complessa grazie al blend, con una tessitura più fitta e una componente speziata ben integrata.

Colpisce in particolare la capacità di evoluzione nel tempo. Alcuni assaggi di vecchie annate dimostrano come questi vini riescano a mantenere freschezza e struttura anche dopo molti anni, segno di un equilibrio costruito con precisione.

Una visione chiara: evoluzione senza compromessi

L’azienda si trova oggi in una fase di crescita, con una produzione che varia in base alle annate ma che punta a stabilizzarsi su numeri più ampi senza perdere il controllo della qualità.

La scelta resta quella di lavorare esclusivamente con uve proprie, mantenendo un legame diretto e totale con il territorio. Anche la distribuzione segue questa filosofia, privilegiando una presenza forte sul mercato locale e nazionale, con aperture all’estero calibrate e coerenti.

Ceraudo Vinitaly 2026

Quello vissuto allo stand Ceraudo non è stato semplicemente un momento di assaggio, ma un incontro autentico con una realtà in movimento.

Una Calabria che cambia, si adatta e sperimenta, senza mai perdere il contatto con le proprie radici. Nel bicchiere tutto questo si traduce in vini che non cercano scorciatoie, ma raccontano con sincerità il luogo da cui nascono.

Ed è proprio questa coerenza, oggi, a renderli così interessanti.

Azienda Agricola Ceraudo


Marco Germani

Sommelier e Degustatore Ufficiale AIS, ideatore e proprietario di questo blog, collaboro con le principali agenzie di comunicazione food and wine italiane. Scrivere recensioni è la cosa che amo maggiormente, in un calice di vino ci sono i sogni, le speranze, i sacrifici e il grande lavoro dei produttori, ognuno è una storia a se che merita sempre di essere raccontata.

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