Davanti a me quattro bottiglie, quattro tappe di un racconto ancora in divenire. E già questo basta per capire un’azienda che oggi si trova nel pieno di una nuova, affascinante trasformazione.

Fondata nel 1874, Pinino è una delle realtà storiche di Montalcino. Il nome è legato all’avvocato Tito Costanti, figura chiave nella nascita del Brunello e tra i fondatori del Consorzio. Una di quelle aziende che non hanno semplicemente vissuto la denominazione: l’hanno costruita.

Oggi però il capitolo si è riaperto: dal 2024 la tenuta è entrata nella galassia della famiglia Ferragamo, già protagonista nel vino con Il Borro. Un passaggio che non ha il sapore della rivoluzione, ma quello, più interessante, dell’evoluzione consapevole.

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Credits @Maurizio Rellini

Come emerge chiaramente anche durante l’incontro, l’approccio è stato fin da subito preciso: entrare “in punta di piedi”, senza stravolgere, ma iniziando a lavorare sulla qualità con una cura quasi chirurgica.

Riduzione delle rese, selezione severa, nuove attrezzature in cantina, studio parcella per parcella. Un lavoro silenzioso, ma profondamente incisivo.

Il territorio: Montosoli e Canchi, due anime complementari

Pinino si sviluppa tra due aree chiave del versante nord di Montalcino: Montosoli e Canchi.

Montosoli è sinonimo di eleganza. Suoli di galestro e alberese, esposizioni ideali, vini che giocano su finezza, verticalità e tensione.

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Credits @Maurizio Rellini

Canchi, più a nord-est, introduce invece profondità e struttura grazie a terreni più argillosi e a maturazioni più lente.

Due anime che si rincorrono nei vini, creando equilibrio tra precisione e materia.

Filosofia: meno quantità, più identità

Uno dei concetti che emerge con più forza durante la degustazione è la scelta netta di puntare tutto sulla qualità.

Vendemmia verde importante già nel primo anno di gestione, selezione drastica delle masse, attenzione estrema in vigna e in cantina. Anche a costo di “perdere” prodotto, perché l’obiettivo non è fare vino, è costruire uno stile.

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La degustazione: quattro vini, una direzione chiara

Rosso di Montalcino 2024

Il primo vero vino della nuova gestione. E si sente.

Al naso è immediato, fragrante, giocato su lampone e ciliegia con un tocco speziato. Ma è al sorso che sorprende: freschezza vibrante, tannini sottili, tanta bevibilità.

Durante l’assaggio emerge una definizione chiara: “croccantezza”. Ed è esattamente ciò che arriva. Un Rosso che non è un “fratello minore”, ma una dichiarazione di intenti.

Brunello di Montalcino 2021

Qui si entra nella classicità della denominazione, ma con un’impronta molto pulita.

Frutto scuro, mora e prugna, con spezie che accompagnano senza mai dominare. Il sorso è morbido, vellutato, già leggibile.

È il vino dell’equilibrio. Quello che racconta meglio l’idea di blend tra Montosoli e Canchi.

Brunello di Montalcino Vigna Pinino 2021

Il cru aziendale.

Qui cambia il passo: più profondità, più stratificazione, più tensione. Il frutto diventa più scuro e maturo, ma sempre definito. Il legno è perfettamente integrato. Al palato emerge una bella verticalità, con tannini fini e una progressione elegante.

È il vino che, probabilmente, ha bisogno di più tempo, quello che lascia intravedere il potenziale più alto.

Brunello di Montalcino Riserva 2020

La sintesi.

Produzione limitatissima, selezione estrema, vigne storiche. Il profilo è più maturo: ciliegia in confettura, spezie calde, una trama più ampia.

In bocca è pieno, avvolgente, con tannini presenti ma ben cesellati. La persistenza è lunga, profonda.

È il vino della memoria e della prospettiva insieme.

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Credits @Maurizio Rellini

Un progetto che guarda lontano

C’è una cosa che colpisce più di tutte durante questo incontro: la consapevolezza del tempo.

A Montalcino non si costruisce nulla in fretta, e Pinino sembra averlo capito perfettamente. Si parla apertamente di progetto di lungo periodo, di crescita graduale, di investimento prima di tutto sulla qualità, e forse è proprio questo che rende questo nuovo capitolo così interessante.

Pinino oggi è un cantiere aperto, ma è uno di quei cantieri che sai già dove vogliono arrivare.

I primi segnali sono chiari: precisione, pulizia, rispetto del territorio e una visione moderna ma non invasiva. Se queste sono le premesse, il futuro non è solo promettente, è già iniziato.

Pinino


Marco Germani

Sommelier e Degustatore Ufficiale AIS, ideatore e proprietario di questo blog, collaboro con le principali agenzie di comunicazione food and wine italiane. Scrivere recensioni è la cosa che amo maggiormente, in un calice di vino ci sono i sogni, le speranze, i sacrifici e il grande lavoro dei produttori, ognuno è una storia a se che merita sempre di essere raccontata.

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