L’incontro con il presidente Michele Noal è stato molto più di una semplice intervista. È diventato un dialogo sul futuro del vino italiano, sul rapporto tra produzione e sostenibilità e sul valore di una denominazione che ha scelto di crescere senza perdere equilibrio.

“Non basta più vendere vino”, racconta durante la degustazione, “bisogna saper raccontare il territorio che c’è dentro quel bicchiere”. Una frase che sintetizza perfettamente la filosofia del Consorzio Asolo Montello.

Nel calice arriva subito un Asolo Prosecco Superiore DOCG Extra Brut. Fresco, teso, verticale, con quella mineralità elegante che distingue questa piccola denominazione collinare da molte altre interpretazioni del Prosecco.

Il sorso accompagna perfettamente le scaglie di Piave DOP servite durante la degustazione, in un abbinamento che racconta immediatamente il legame profondo tra vino e gastronomia locale. Sullo sfondo, il claim scelto dal Consorzio: “Elevate your choice”. Un invito che non parla solo di vino, ma di stile di vita.

Consorzio Asolo Montello

Un territorio piccolo nelle dimensioni, grande nell’identità

Il territorio dell’Asolo Montello ha dimensioni contenute ma un’identità sorprendentemente ampia. Diciotto comuni, circa 2270 ettari vitati e tre denominazioni: Asolo Prosecco Superiore DOCG, Montello DOCG e Montello Asolo DOC. Numeri relativamente piccoli rispetto ad altre realtà del panorama italiano, ma proprio questa dimensione sembra essere diventata il vero punto di forza del Consorzio.

La biodiversità è uno dei temi ricorrenti della conversazione. Qui la vite occupa soltanto una parte limitata del territorio, lasciando spazio a boschi, uliveti, ciliegi, castagneti e pascoli. Una scelta naturale ma anche culturale, che contribuisce a mantenere equilibrio ambientale e sociale.

Non si percepisce la monocultura esasperata che spesso caratterizza altre zone viticole. Anzi, il vino sembra convivere armoniosamente con il resto del paesaggio.

Consorzio Asolo Montello

Anche il tema della sostenibilità emerge in modo concreto, lontano dagli slogan. Il presidente racconta come la presenza dell’uomo nelle colline più difficili sia fondamentale non soltanto per la qualità del vino, ma anche per la salvaguardia del territorio stesso.

Le cosiddette “rive eroiche” richiedono lavoro manuale continuo e rappresentano una forma di presidio ambientale sempre più importante in tempi di cambiamenti climatici.

La bellezza come progetto culturale

Uno degli aspetti più interessanti dell’incontro è stata la visione culturale che il Consorzio sta costruendo attorno alla denominazione. Durante Vinitaly è stata infatti presentata la nuova “Asolo Montello – Visitor Guide”, una guida pensata per accompagnare il visitatore tra cantine, ristoranti, percorsi naturalistici, sport e cultura.

Consorzio Asolo Montello

L’idea è chiara: trasformare il vino nel punto di accesso a un territorio che offre molto di più.

Asolo, con la sua eleganza discreta e la sua storia legata a figure come Caterina Cornaro, Eleonora Duse e Freya Stark. Possagno, patria di Antonio Canova.

Il Montello con i percorsi della Grande Guerra e l’Abbazia di Sant’Eustachio, dove fu scritto il Galateo.

Tutto sembra convergere verso una stessa direzione: fare della bellezza il vero tratto distintivo dell’Asolo Montello.

Non è un caso che il Consorzio abbia costruito anche una collaborazione con la Gypsoteca Canoviana.

Durante l’incontro emerge un parallelo affascinante: Canova partiva dall’argilla per creare le sue opere, la stessa argilla in cui affondano le radici di molte vigne del territorio.

Un’immagine evocativa che restituisce bene il modo in cui qui il vino venga vissuto come espressione artistica oltre che agricola.

La Recantina e il futuro dei rossi del Montello

Accanto alle bollicine dell’Asolo Prosecco Superiore DOCG, il Consorzio sta investendo molto anche sulla valorizzazione della Recantina, vitigno autoctono che rappresenta una delle identità più originali del territorio.

La degustazione della Recantina mostra subito un carattere diverso: più scuro, speziato, profondo, con una trama tannica importante ma ben integrata. Un vino che parla di territorio e che oggi viene studiato anche scientificamente attraverso progetti di ricerca finanziati direttamente dal Consorzio.

L’obiettivo è comprendere meglio il comportamento del vitigno nei diversi terroir del Montello e dell’Asolano, sperimentando vinificazioni differenti tra acciaio, legno e anfora.

Consorzio Asolo Montello

È una visione moderna, quasi controcorrente rispetto a chi rincorre soltanto i volumi. Il Consorzio ha infatti scelto da anni di bloccare nuovi impianti di Glera per mantenere equilibrio produttivo e sostenibilità economica.

“Meglio restare in linea con il mercato”, viene spiegato durante l’incontro, sottolineando quanto oggi sia fondamentale preservare valore e qualità più che aumentare semplicemente la quantità.

Un’identità che guarda lontano

Anche i mercati internazionali raccontano una crescita interessante. Gli Stati Uniti rappresentano ancora il principale sbocco commerciale, ma stanno crescendo realtà come Francia, Giappone e Messico, mentre l’India viene vista come una sfida futura tutta da costruire.

Consorzio Asolo Montello

Quello che colpisce maggiormente dell’Asolo Montello è forse proprio questo: la capacità di essere internazionale senza smettere di essere profondamente locale. In un panorama vitivinicolo sempre più competitivo, il Consorzio sembra aver compreso che il vero lusso contemporaneo non è l’eccesso, ma l’autenticità.

Alla fine della degustazione, mentre i calici si alzano davanti al pannello “Elevate your choice”, resta la sensazione di aver incontrato non soltanto una denominazione, ma una precisa idea di futuro del vino italiano: sostenibile, identitario e profondamente legato alla bellezza.

Consorzio Vini Asolo Montello


Marco Germani

Sommelier e Degustatore Ufficiale AIS, ideatore e proprietario di questo blog, collaboro con le principali agenzie di comunicazione food and wine italiane. Scrivere recensioni è la cosa che amo maggiormente, in un calice di vino ci sono i sogni, le speranze, i sacrifici e il grande lavoro dei produttori, ognuno è una storia a se che merita sempre di essere raccontata.

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