Ci sono serate che nascono come eventi collaterali di Vinitaly e finiscono invece per diventare uno dei momenti più autentici dell’intera manifestazione.
L’aperitivo organizzato da Roeno presso il Ristorante Vittorio Emanuele, affacciato sulla magnificenza di Piazza Bra, è stato esattamente questo: una pausa elegante dentro il caos veronese, dove il vino è tornato protagonista assoluto.
Fuori dai padiglioni, lontano dal rumore continuo degli stand e dalle degustazioni scandite dal cronometro, la sensazione era completamente diversa.

Verona durante Vinitaly vive una trasformazione quasi teatrale: la città si riempie di produttori, sommelier, giornalisti e appassionati provenienti da tutto il mondo, ma in certi luoghi il tempo sembra rallentare.
Il ristorante Vittorio Emanuele, con l’Arena illuminata sullo sfondo e il continuo movimento di Piazza Bra, offriva proprio questa dimensione.
Roeno ha scelto di raccontarsi lì, nel modo più coerente possibile con la propria identità: senza eccessi, senza costruzioni scenografiche inutili, lasciando parlare i vini.
Ed è impossibile comprendere davvero Roeno senza partire dalla Terra dei Forti, quella fascia di confine tra Veneto e Trentino dove la viticoltura assume caratteristiche quasi alpine.

Un territorio fatto di escursioni termiche, venti continui, suoli complessi e vigne che sembrano lavorare sempre in equilibrio tra tensione e verticalità.
Questa identità emerge soprattutto nei vini che durante l’aperitivo hanno attirato maggiormente l’attenzione.
Il Riesling: la firma più riconoscibile di Roeno
Se c’è un vino che oggi racconta immediatamente il lavoro dell’azienda è certamente il Riesling Renano.
Roeno sul Riesling ha costruito negli anni una delle interpretazioni italiane più convincenti e personali, lavorando non sulla semplice imitazione del modello tedesco, ma su una lettura territoriale molto precisa.
Nel calice il vino mostrava tutta quella tensione minerale che rende il Riesling un vitigno così affascinante. Profumi nitidi, agrumati, attraversati da sensazioni di pietra bagnata e idrocarburo appena accennato, con una bocca verticale, vibrante, mai pesante.

Particolarmente interessante anche il lavoro sulle selezioni più evolute e sui progetti dedicati all’affinamento, dove il tempo non viene utilizzato per smussare il vino, ma per amplificarne la complessità.
In un contesto conviviale come quello dell’aperitivo, il Riesling di Roeno riusciva in qualcosa di raro: mantenere precisione tecnica senza perdere immediatezza di beva.
Il Metodo Classico: eleganza e profondità
Il Trentodoc Extra Brut degustato durante la serata raccontava perfettamente la filosofia di Roeno.
Nel calice emergeva una bollicina fine e continua, accompagnata da note delicate di agrumi, crosta di pane e leggere sfumature minerali che richiamavano immediatamente il carattere montano del territorio.

La cosa più convincente, però, era il modo in cui il vino riusciva a unire energia ed eleganza. Nessuna ricerca di volume o opulenza: tutto lavorava sulla tensione, sulla pulizia del sorso e su quella freschezza verticale che rendeva il bicchiere continuamente invitante.
È probabilmente proprio qui che si riconosce lo stile Roeno. Anche quando lavora su vini più strutturati o complessi, l’azienda mantiene sempre una precisione naturale, quasi spontanea, senza mai perdere equilibrio o bevibilità.
Enantio: il vino della memoria
Ma il momento più identitario della degustazione arrivava inevitabilmente con l’Enantio.
Qui il discorso cambia completamente.
L’Enantio non è soltanto un vino: è memoria agricola, è recupero storico, è resistenza culturale. Parliamo infatti di un vitigno autoctono della Terra dei Forti sopravvissuto alla fillossera grazie alla presenza di vigne a piede franco.

Nel bicchiere il vino possiede una personalità profondamente diversa rispetto ai rossi contemporanei costruiti sulla morbidezza. L’Enantio di Roeno mantiene energia, rusticità nobile, tensione tannica e una componente speziata e balsamica che lo rende immediatamente riconoscibile.
La Riserva prefillossera degustata durante la serata aveva qualcosa di quasi ancestrale: scura, intensa, ma attraversata da una freschezza continua che ne allungava il sorso.
Un vino che non cerca mai di piacere a tutti, ed è probabilmente proprio questo il suo fascino.
Un aperitivo che raccontava coerenza
Durante la serata si alternavano anche altre etichette interessanti — dal Gewürztraminer al Pinot Grigio, fino ai vini più sperimentali legati ai PIWI e alle macerazioni — ma il filo conduttore restava sempre lo stesso: identità territoriale e precisione stilistica.
Anche il modo di presentare i vini rifletteva perfettamente questa filosofia. Nessuna narrazione costruita artificialmente, nessun linguaggio eccessivo. Solo il desiderio di lasciare che fossero i calici a creare la conversazione.

Ed era proprio questo a rendere speciale l’aperitivo di Roeno a Vinitaly 2026.
In una manifestazione dove spesso tutto tende all’eccesso — numeri, eventi, comunicazione — Roeno ha scelto invece la strada più difficile: quella della coerenza.
Una coerenza che si percepiva nei vini, nell’atmosfera della serata e persino nel modo di accogliere gli ospiti.
Alla fine, lasciando Piazza Bra mentre Verona continuava a vivere la sua lunga notte vinitaliana, restava soprattutto una sensazione precisa: certi vini riescono ancora a raccontare davvero il luogo da cui provengono. E quelli di Roeno lo fanno con rara autenticità.
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