Ci sono persone che misurano il tempo con il calendario. Pietro Vettoretti lo misura con le vendemmie.

Ottantacinque, per la precisione. Ottantacinque autunni trascorsi tra i filari del Cartizze, osservando il cielo, assaggiando gli acini, aspettando il momento esatto in cui l’uva raggiunge il suo equilibrio perfetto. Una vita dedicata alla terra, iniziata da bambino e mai interrotta.

Cartizze Brut La Tordera

Per celebrare questo straordinario percorso, La Tordera ha scelto di non realizzare semplicemente un’edizione speciale, ma di creare un vino capace di raccontare il tempo.

Nasce così il Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Cartizze Brut Multivintage “85 Vendemmie di Pietro”, un progetto che unisce le vendemmie 2023, 2024 e 2025 in un unico vino, superando il tradizionale concetto di millesimato e trasformando ogni annata in un tassello di una storia più grande.

È una scelta inconsueta nel mondo del Prosecco Superiore, ma perfettamente coerente con la filosofia di una famiglia che, da oltre un secolo, guarda prima alla terra e poi alle mode.

Quando il Cartizze diventa memoria

Cartizze Brut La Tordera

Chi frequenta il mondo del vino conosce bene il nome Cartizze.

Molti lo associano semplicemente alla massima espressione qualitativa del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG.

In realtà il Cartizze è qualcosa di molto più profondo.

Parliamo di appena 106 ettari di colline ripide, dove la viticoltura continua a essere quasi esclusivamente manuale.

Un piccolo anfiteatro naturale che da sempre rappresenta il cru più prestigioso della denominazione, caratterizzato da terreni di origine marina ricchi di marne argillose e calcare, esposizioni ideali e una straordinaria vocazione per la coltivazione della Glera.

Ma per la famiglia Vettoretti il Cartizze non è soltanto un territorio, è casa, è il luogo dove tutto è iniziato.

Nel 1918 il nonno Giuseppe impianta uno dei primi vigneti specializzati della zona. Ancora oggi quel vigneto custodisce oltre centotrenta ceppi ultracentenari, tra i più antichi dell’intera denominazione, e rappresenta il cuore identitario dell’azienda.

È lì che Pietro cresce, impara a potare, osserva le stagioni e costruisce quel rapporto quasi istintivo con la vite che ancora oggi guida ogni sua scelta.

È difficile trovare un luogo dove il concetto di continuità familiare sia così evidente.

Cartizze Brut La Tordera

Una storia di famiglia, una vita tra le vigne

Visitando La Tordera si percepisce immediatamente un aspetto. Nonostante oggi l’azienda rappresenti una delle realtà di riferimento del Conegliano Valdobbiadene, la sensazione è quella di entrare ancora in una casa di vignaioli.

Pietro continua a visitare personalmente i vigneti, degustando gli acini per decidere il momento ideale della raccolta, mentre i figli Paolo e Renato hanno raccolto la sua eredità portando innovazione senza perdere il legame con le origini.

La frase che meglio riassume la filosofia aziendale compare proprio nella cartella stampa:

“Siamo nati nella terra e siamo ancora contadini.”

Non è uno slogan, è probabilmente il motivo per cui ogni scelta produttiva parte sempre dal vigneto.

Cartizze Brut La Tordera

Gli ottanta ettari vitati sono condotti direttamente dalla famiglia, la biodiversità viene preservata, la vendemmia rimane un momento corale e la cantina è stata progettata per ridurre l’impatto ambientale attraverso il recupero energetico, il riutilizzo dell’acqua e materiali sostenibili.

Sono dettagli che, forse, il consumatore non vede immediatamente, ma finiscono inevitabilmente nel bicchiere.

Perché scegliere un Multivintage?

Nel panorama del Prosecco Superiore la parola “Multivintage” rappresenta quasi una rivoluzione.

Normalmente ogni vino racconta una singola vendemmia, qui, invece, accade il contrario.

Le basi delle annate 2023, 2024 e 2025 vengono assemblate per costruire un equilibrio impossibile da ottenere affidandosi esclusivamente a un solo millesimo. La freschezza dell’ultima vendemmia dialoga con la maggiore struttura delle precedenti, dando origine a un vino che vuole rappresentare il tempo e non una singola stagione.

Cartizze Brut La Tordera

Anche il dosaggio racconta questa filosofia, con un residuo zuccherino di appena 7-8 grammi litro, questo Brut si allontana dall’immagine tradizionale del Cartizze morbido e zuccherino, cercando invece precisione, equilibrio e bevibilità.

La degustazione

È arrivato il momento più importante, perché, alla fine, un progetto può essere affascinante quanto si vuole, ma è sempre il bicchiere ad avere l’ultima parola.

Confesso che mi aspettavo un vino elegante, non mi aspettavo, invece, una personalità così definita.

Fin dal primo sorso emerge una caratteristica che accompagna tutta la degustazione: l’equilibrio.

Nonostante il basso dosaggio, la bocca è sorprendentemente cremosa.

Cartizze Brut La Tordera

Una cremosità che non nasce dalla dolcezza, ma dalla qualità della spuma e dall’armonia raggiunta attraverso l’assemblaggio delle tre vendemmie.

La bollicina è perfettamente integrata, finissima, mai invadente, non cerca il protagonismo, accompagna il vino.

Al naso prevale una frutta gialla in maturazione, ampia e avvolgente, che dona una sensazione di maturità senza perdere luminosità.

Le note fruttate si esprimono con naturalezza, lasciando spazio a una complessità che cresce lentamente nel calice.

In bocca il vino cambia completamente registro. Il sorso rimane teso dall’inizio alla fine, una bella vena acida sostiene continuamente la progressione gustativa, mentre la sapidità allunga il finale rendendolo dinamico, preciso e mai appesantito.

È proprio questa tensione che, a mio avviso, rappresenta il vero tratto distintivo del vino. Il finale è lungo, pulito, estremamente invitante, uno di quei vini che terminano lasciando immediatamente il desiderio di un nuovo sorso.

Ed è forse questo il complimento più sincero che si possa fare a uno spumante.

Cartizze Brut La Tordera
Foto sito web aziendale

Un Cartizze diverso

Per molti anni il Cartizze è stato raccontato soprattutto attraverso la sua morbidezza. Questo vino dimostra che esiste anche un’altra strada, una strada fatta di precisione, freschezza, sapidità e profondità.

Non rinnega la tradizione, la interpreta con una sensibilità contemporanea.

L’assemblaggio delle tre annate non serve a rendere il vino più complesso per il gusto di esserlo, ma a trovare un equilibrio superiore, costruendo un’identità che va oltre il semplice racconto di una vendemmia.

È un approccio che ricorda quello delle grandi cuvée, pur mantenendo un’identità profondamente legata al territorio di Valdobbiadene.

Cartizze Brut La Tordera
Foto sito web aziendale

Il rischio delle edizioni celebrative è quello di trasformarsi in semplici operazioni di marketing, in questo caso ho avuto una sensazione completamente diversa.

Il progetto “85 Vendemmie di Pietro” appare autentico perché nasce da una storia reale, ogni elemento del vino rimanda alla figura di Pietro Vettoretti: il vigneto storico, il tempo trascorso tra le vigne, la scelta di unire tre annate invece di privilegiarne una soltanto.

Anche dopo aver terminato la degustazione, ciò che rimane maggiormente impresso non è tanto l’idea del vino celebrativo, quanto quella di un Cartizze capace di guardare avanti senza dimenticare le proprie radici.

Ed è probabilmente questo il suo pregio più grande.


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