Sono ormai passate da poco le dieci di mattina quando mi appresto a percorrere gli ultimi chilometri che mi porteranno alla Fattoria La Leccia. Il brutto tempo lasciato in Versilia è solo un ricordo, il sole splende illuminando le colline di Montespertoli e i filari che si stagliano a perdita d’occhio.

All’arrivo io e gli altri colleghi veniamo accolti dalla Famiglia Bagnoli e in particolare da Paola, la prima ad aver creduto nel progetto della “rinascita” di queste splendida realtà. Sono presenti  Sibilla che cura la comunicazione, Angelica che segue la parte amministrativa,  il fratello Lorenzo che con il suo contributo apporta competenza e passione nella realizzazione dei loro prodotti e l’enologo Gabriele Gandez che sin dall’inizio presta il suo contributo per realizzare i vini dell’Azienda, tutti accumunati dal rispetto per la natura.

Non è un caso che il logo della Fattoria rappresenti un leccio, albero della vita, capace di rinascere anche nelle situazioni più avverse e le sue radici che confondendosi lasciano intravedere l’infinito, dove ciò che muore rinasce, il tutto declinato al femminile.

L’azienda è diventata biologica certificata dalla vendemmia 2019 impegnandosi a mantenere l’equilibrio naturale del vigneto, riducendo al massimo l’uso di macchinari e tutelando la biodiversità, il tutto possibile anche grazie al bosco di proprietà che circonda l’intera tenuta.

Interessante il connubio con l’artista Marco Bagnoli, padre di Sibilla e Angelica che arricchisce la filosofia e l’immagine dell’azienda. Il suo contributo, presente nelle etichette dei loro prodotti,  attraverso versi di poesie racconta le varie sfaccettature del terroir della Fattoria.

Prima di iniziare la visita alle cantine veniamo invitati ad uno Showcooking con maestro gelataio a base di crema  Sammontana, vin santo del Chianti Doc Sua Santità 2000 e cantucci di Prato Antonio Mattei, serviti all’interno della villa.

Fattoria La Leccia fu acquistata negli anni settanta, la tenuta rappresentava per la famiglia Bagnoli un  “ritorno alla terra”, omaggio al bisnonno Romeo, originario di questi luoghi. Un modo per riunire la famiglia, dove passare momenti liberi e far crescere i figli in un ambiente incontaminato. Nella cantina sono presenti i segni di questa storia, a partire dalla cantina storica sotto la villa che sarà recuperata a breve. Da sottolineare il recente investimento che ha portato alla costruzione della champagnaia, dove riposano i prodotti ottenuti con metodo classico fra cui il Rubedo 2016 rosato pas dosé, affinato 36 mesi ….e la soffitta dove appassiscono trebbiano, malvasia  e sangiovese.

In Azienda regna la sobrietà, gli investimenti sono misurati e diretti alla realizzazione di prodotti che esprimano il territorio. Terreni ricchi con buona dotazione  di calcare, poche precipitazioni e un’ottima esposizione dei filari contribuiscono a creare vini di pregio

Terminata la visita alla cantina ci trasferiamo presso l’atelier di Marco Bagnoli, uno spazio multifunzionale che l’artista concepisce nel suo insieme come un’opera d’arte totale, dove ogni giorno si progetta e si produce bellezza, stupenda location per la degustazione dei protagonisti della giornata.

Rubedo metodo classico rosato pas dosé 2016

Rubedo è il termine alchemico che si riferisce all’ultima fase del procedimento per la realizzazione della pietra filosofale, la trasformazione del piombo in oro.  Viene prodotto con sangiovese in purezza, raccolto da vecchie vigne in maniera selezionata e manuale al mattino. La cuvée sosta sui lieviti per 36 mesi ma è già prevista un’altra versione da 60 mesi.

Nel bevante si presenta di color rosato con sfumature ramate. Il ventaglio olfattivo è dominato da sentori di crosta di pane, sottobosco, rosa canina e note minerali. Il sorso è fresco in tutto il suo evolversi con coerenti richiami ai fiori e frutti percepiti all’olfatto e una chiusura su note di mandorla e burro. Attendo fiducioso di provare l’evoluzione che contraddistinguerà la versione con maggiore sosta sui lieviti.

Cantagrillo Toscana Trebbiano IGT 2017

Cantagrillo rappresenta l’etichetta simbolo dell’azienda. Le uve vengono fatte maturare e in parte appassire in vigna, raccolte manualmente, con metodi che ricordano quelli usati per la produzione dei grandi vini bianchi del Friuli, e portate in cantina alle prime luci dell’alba. Per quanto riguarda la vinificazione una parte passa alla criomacerazione mentre l’altra viene sottoposta a macerazione per 3/4 giorni con lieviti autoctoni. Anche il periodo di fermentazione viene svolto separatamente: per metà in acciaio sulle fecce e per l’alta metà in piccole botti che variano dai 100 ai 225 litri, di varia origine botanica. La messa in commercio avviene dopo 12 mesi dalla vendemmia.

Di color giallo paglierino con lucenti riflessi dorati presenta uno spettro olfattivo incentrato su note agrumate ma anche mela golden matura, biancospino e ricordi vanigliati. Il sorso è pieno e piacevolmente fresco su note fruttate, il tutto in ottimo equilibrio. Chiude un finale medio sapido che fa presagire a una buona longevità

Il Leccino Toscana Sangiovese IGT 2017

Anche per questo prodotto la vendemmia viene effettuata completamente a mano e nelle ore più fresche. Ottenuto da sangiovese in purezza viene affinato in tonneaux parzialmente scolmi per 18 mesi e affina in bottiglia per altri 6 mesi. 

Veste rosso rubino vivido, di buona trasparenza. Al naso esprime nuances di frutta rossa matura, sottobosco ed evoluzioni che spaziano dal cacao, alla vaniglia a sentori di torrefazione. Il sorso è contraddistinto da tannini presenti e dalla fitta trama, piacevole il corpo così come il lungo e sapido finale fruttato. Anche in questo caso ci sono tutte le premesse per una buona evoluzione nel tempo.

La giornata giunge al termine, ancora un’ora per visitare l’atelier ed è arrivato il momento di ripartire. Non posso che ringraziare la Famiglia Bagnoli per questa esperienza unica, tutto lo staff della Fattoria la Leccia e il gruppo di blogger e giornalisti che hanno condiviso con me questi momenti, sperando di rivederli presto.

“La via dell’uva è quella che scegliamo ogni giorno.
La via dell’uva è quella della natura, dura e faticosa, ma sempre dolce e meravigliosa.
La via dell’uva è quella che viene dalla tradizione.

Lieve come quando si racconta una storia quando il giorno muore, forte come quegli odori pungenti della cantina, quando da bambini si scappa in cantina.
La via dell’uva porta all’innovazione, perché l’uomo è il più grande artista, perché l’uomo sa di perfezione quando è creatore.
La via dell’uva è soprattutto il saper fare, è la mano sporca, è il curare la pianta, è lo stancarsi, è l’innamorarsi.
Innamorarsi di un’emozione, questa è la via dell’uva.”

Lorenzo Bagnoli


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