I 9 Paesi selezionati da Vinitaly per le missioni promozionali rappresentano i due terzi del valore e del volume di vino tricolore esportato nel 2022 (dati cumulati a settembre). Sono – rileva l’Osservatorio Uiv-Vinitaly – oltre 10,5 milioni gli ettolitri spediti (-2% sul corrispondente periodo del 2021), per un controvalore di 3,8 miliardi di euro, in aumento del 10%.

In valore, gli Usa rappresentano il primo mercato per i prodotti nazionali (1,4 miliardi di euro, sempre a settembre 2022, e una quota del 25% sul totale fatturato dal settore vitivinicolo nel mondo), seguiti da Germania (851 milioni di euro, +6% e una quota del 15%) e UK (10% di share, 581 milioni di euro, per una crescita del 15%). Insieme questi tre mercati rappresentano la metà del totale valore/volume del vino italiano spedito nel mondo.

Alle spalle dei primi tre, per valori, incontriamo la Svizzera: 302 milioni di euro di giro d’affari (+3% sul 2021 e 5% di quota, equivalenti al 5° posto assoluto, dietro al Canada), seguita dal Belgio, che negli ultimi due anni ha incrementato notevolmente le proprie importazioni, specialmente di Prosecco, riesportato poi in UK: a tutto settembre 2022 il fatturato generato dalle cantine italiane è cresciuto del 9%, a 168 milioni di euro, che valgono al piccolo Paese europeo l’ottava posizione nel ranking generale, con una quota del 3% (identica nei volumi).

Primo Paese asiatico per le esportazioni italiane, il Giappone nel 2022 è cresciuto a valori del 30% (158 milioni di euro), guadagnando la 10° piazza (3% di quota). Immediatamente a ridosso la Danimarca, 118 milioni di euro di controvalore (+1%), e l’Austria, con valori di poco superiori a 96 milioni di euro (+17%): i due Paesi europei valgono il 2% di quota ciascuno.

Ultimo della lista è la Corea del Sud, Paese che nell’ultimo decennio – soprattutto grazie agli accordi di libero scambio siglati con l’Unione europea – è cresciuto enormemente per il vino italiano: a tutto settembre Seul vale 56 milioni di euro, in riduzione del 6% sul corrispettivo del 2021 (che però era stato record), e l’1% di quota, ovvero il 18° posto.

Il dettaglio per tipologie

Secondo l’Osservatorio Uiv Vinitaly, i 9 Paesi rappresentano il 63% del valore dello spumante esportato dall’Italia nel mondo (dati sempre a settembre 2022): in testa gli Usa (26%, tra l’altro primo mercato assoluto), seguiti da UK (18%), Germania (6%), Belgio (4%).

Per i vini frizzanti, è la Germania il primo mercato assoluto (con il 23% di quota sul totale, dove a fare la parte del leone è il Prosecco), seguita dagli Usa (19%, feudo del Lambrusco), quindi con quote più piccole Austria (4%) e Giappone (3%). Insieme, i 9 Paesi rappresentano una quota del 55% a valore sul totale dell’export della categoria nel mondo.

Per i vini bianchi fermi confezionati, i 9 Paesi rappresentano il 63% del totale export, con 1/3 del valore generato dagli Usa, il 18% dalla Germania e l’11% dal Regno Unito. Quote superiori al 2% per Belgio, Svizzera e Giappone, rispettivamente 6°, 7° e 8° mercato.

Anche per i vini rossi fermi confezionati sono gli Usa il primo mercato, con una quota del 23% sul totale, seguiti dalla Germania al 16%. Sale in classifica la Svizzera (8% e quarto posto, dietro il Canada), ma anche la Danimarca, che sfiora il 4% (6° posizione). Poco meno del 6% il valore del mercato britannico, 5° in classifica generale.

Per i vini confezionati in contenitori tra 2 e 10 litri (quindi bag-in-box), il primo dei nove mercati selezionati è il Regno Unito, che occupa la terza posizione a valore (dietro Svezia e Norvegia, con il 14%). Seguono subito dopo Germania (11%), Usa (7%) e Svizzera (5%), mentre la Danimarca è solo in 10° posizione (2%). Insieme, i 9 mercati rappresentano una quota valore del 42% sul totale export della categoria.

Vinitaly
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Che cosa si beve di più

In generale, tra spumante, frizzante e vini fermi in bottiglia, sono questi ultimi a fare la parte del leone sui 9 mercati: valori superiori al 70% di quota in volume troviamo in Germania, Corea, Giappone, Svizzera, con punte del 90% in Danimarca. Lo spumante ha alleggerito il peso dei fermi in Usa (33% contro 60%), ma soprattutto in UK (43% contro 55%), Belgio (38% contro 59%) e Austria (31% contro 46%). L’incidenza maggiore dei frizzanti la si trova invece in Austria (23% sul totale) e Germania (15%), mentre residuali sono gli spazi di questa categoria di vino in UK, Danimarca e Svizzera (2%). Giappone e Corea del Sud riservano invece lo stesso spazio, attorno all’8%. Sommando i valori dei 9 mercati, i vini fermi totalizzano il 64% dei volumi esportati, gli spumanti sono al 28% e il resto (8%) va ai frizzanti.

A livello di vini fermi per colore, e raggruppando tutti i confezionamenti (quindi anche lo sfuso), quote preponderanti di rosso troviamo in Danimarca (84% contro 16% dei bianchi), Svizzera (80%), Giappone (70%), Corea del Sud (63%). Sbilanciati sui bianchi sono invece UK (67-33), Austria (65-35) e Usa (60-40). Il Belgio e la Germania sono i mercati con maggiore equilibrio: il primo registra solo una leggera prevalenza dei rossi (56%), mentre la seconda riserva la stessa quota ai bianchi (grazie al contributo decisivo dato dalle basi spumante venete e romagnole). Sommando i valori dei 9 mercati, la prevalenza va ai bianchi (54%), dovuta ai maggiori pesi nominali di Usa e UK e ovviamente Germania.

Wine to Asia
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Prezzi medi

A livello di macrocategorie, secondo l’Osservatorio i vini più pagati in assoluto sono quelli fermi confezionati spediti in Svizzera (7,30 euro al litro di media a settembre 2022, con picchi di 14 euro per un vino Dop rosso in provenienza dalla Toscana e 13 euro per un uno dal Piemonte), mentre all’opposto troviamo i 2,40 euro riconosciuti dalla Germania ai frizzanti nazionali.

In generale, il Paese più generoso risulta la Corea del Sud (5,15 per i frizzanti, 4,75 per gli spumanti e 6,80 per i fermi, con punte di 14,80 per i toscani rossi), mentre quello più “tirato” è il Regno Unito, che riconosce in media circa 2,80 euro per i vini fermi confezionati e 3,75 per gli spumanti.

In Usa, a fronte di medie attestate a 5,60 euro per i fermi confezionati, troviamo picchi di 12,40 euro per i piemontesi rossi e 10 per gli omologhi toscani, mentre 13 euro li raggiungono i vini trentini in Danimarca.

Se in generale la forbice di prezzo tra bianchi e rossi risulta in media abbastanza ampia a favore di questi ultimi (in Usa abbiamo un divario di quasi 4 euro al litro, 7,90 contro 4,05 euro), gli unici due Paesi fra i 9 selezionati con margini più risicati sono la Germania (3,80 contro 3,15) e il Giappone, con solo 7 centesimi di differenza (4,38 contro 4,31), e addirittura i Dop bianchi quotati a prezzi maggiori dei rossi.

Fonte Servizio Stampa Veronafiere

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