Bastano pochi minuti accanto a Gian Mario Bariselli per comprendere che qui il concetto di Franciacorta non nasce da una strategia commerciale, ma da una storia agricola che attraversa oltre un secolo di vita contadina.

La famiglia Bariselli coltiva queste terre dal 1898, ben prima che la Franciacorta diventasse simbolo internazionale delle bollicine italiane.

E proprio questo legame ancestrale con l’anfiteatro morenico emerge in ogni dettaglio del racconto aziendale: nei vigneti storici, nella filosofia produttiva, nella ricerca quasi ostinata della purezza espressiva.

“I Barisèi” è il soprannome dialettale con cui la famiglia viene chiamata da generazioni, un nome che custodisce identità, radici e appartenenza a un territorio vissuto prima ancora che interpretato.

A Vinitaly il racconto si è trasformato in degustazione, e la degustazione in un viaggio verticale dentro l’idea stessa del tempo. Perché se esiste un filo conduttore che unisce tutti i Franciacorta della cantina di Erbusco, è proprio la capacità di aspettare.

I Barisèi
Foto sito web aziendale

Una storia diversa nel cuore della Franciacorta

Gian Mario Bariselli racconta la nascita del progetto con la semplicità concreta di chi viene dalla terra. I primi vigneti risalgono alla metà degli anni Settanta, quando la famiglia iniziò a piantare Chardonnay destinato inizialmente alla vendita delle uve.

Prima ancora, i Bariselli producevano vino sfuso contadino, rosso e bianco fermo, seguendo quella cultura agricola che in Franciacorta esisteva ben prima delle bollicine moderne.

La svolta arriva con la consapevolezza di possedere vigneti in alcune delle posizioni più vocate dell’anfiteatro morenico.

I Barisèi
Foto sito web aziendale

Terreni scelti dai contadini di una volta non per prestigio, ma per necessità agricola: le zone migliori, quelle capaci di dare equilibrio e profondità ai vini. Da qui nasce l’idea di costruire una cantina che avesse il coraggio di andare controcorrente.

I Barisèi commercializza i propri vini soltanto dal 2019, ma la prima bottiglia del progetto risale al 2011. Una lunga preparazione silenziosa, fatta di sperimentazioni, affinamenti prolungati e ricerca identitaria.

Oggi la tenuta conta circa 50 ettari di proprietà e una produzione volutamente contenuta attorno alle 120-130 mila bottiglie.

Il concetto è chiaro: pochi vini, prodotti con precisione sartoriale, senza scorciatoie.

I Barisèi
Foto sito web aziendale

Il respiro della terra e la filosofia della purezza

Durante la degustazione emerge continuamente un’espressione: “partire dalla terra”. Per Gian Mario Bariselli la qualità nasce in vigneto e tutto ciò che accade in cantina deve limitarsi ad accompagnare il vino senza alterarlo.

Le vigne sono coltivate secondo criteri biologici dal 2014, anche se l’azienda non sente la necessità di esibire la certificazione in etichetta.

La filosofia è concreta prima ancora che comunicativa: equilibrio della pianta, riduzione naturale delle rese, vendemmia manuale e selettiva, pressature soffici attorno al 40%, solo acciaio, nessun legno e nessuna fermentazione malolattica.

Il risultato sono Franciacorta che cercano verticalità, materia e riconoscibilità territoriale. Vini che al naso mantengono eleganza e pulizia, ma che soprattutto si allungano al palato con una firma sapida e minerale molto precisa.

Anche il logo aziendale racconta questo legame agricolo: non una foglia stilizzata né un simbolo astratto, ma l’impronta lasciata dalla ruota del trattore nella terra. Una traccia che scende in profondità, esattamente come le radici dei vigneti rappresentate nelle etichette.

Sempiterre Extra Brut

Sempiterre Extra Brut: la nuova direzione della purezza

La degustazione è iniziata con il Sempiterre Franciacorta DOCG, novità assoluta di Vinitaly 2026 nella nuova versione Extra Brut. Una scelta che rappresenta perfettamente l’evoluzione stilistica della cantina.

Il nome richiama la terra e la continuità con il passato agricolo della famiglia. Nel bicchiere il vino mostra subito il carattere della casa: tensione, precisione gustativa e una freschezza molto verticale.

L’assemblaggio, composto prevalentemente da Chardonnay con una piccola quota di Pinot Nero, trascorre circa due anni sui lieviti prima della sboccatura.

La riduzione del dosaggio zuccherino permette alla componente minerale di emergere con maggiore nitidezza. Il sorso è diretto, salino, quasi tagliente nella sua linearità, ma sostenuto da una struttura che evita qualsiasi magrezza.

La sensazione più interessante è quella della pulizia gustativa: ogni sorso sembra preparare il successivo, rendendo il vino estremamente gastronomico.

I Barisèi

Satèn Millesimato 2021: cremosità e precisione

Con il Satèn Millesimato 2021 cambia il registro espressivo ma non l’identità aziendale.

Qui lo Chardonnay diventa assoluto protagonista, interpretato secondo la tradizione più morbida della tipologia Satèn, ma senza mai perdere tensione.

I circa 30 mesi sui lieviti regalano cremosità e note di pasticceria fine, brioche e crema agrumata, mantenendo però una freschezza sorprendente.

Al palato emerge quella morbidezza tipica dello stile Satèn, accompagnata da una chiusura più fresca e dinamica rispetto a molte interpretazioni della denominazione.

È un vino che unisce immediatezza e profondità, con una tessitura elegante e un finale nitido.

Rosé 2022: il frutto croccante della criomacerazione

Il Rosé 2022 introduce uno degli aspetti più interessanti della ricerca firmata I Barisèi: la criomacerazione.

Il vino nasce da una doppia vinificazione, con una parte ottenuta in bianco e una quota proveniente dalla criomacerazione del Pinot Nero, tecnica che diventerà poi centrale nella Riserva Francesco Battista Crio-Rosé.

Le uve vengono cosparse di ghiaccio secco a -78 °C, procedimento che consente un’estrazione lenta e delicata del colore senza rilasciare tannini aggressivi.

Rosé 2022

Nel bicchiere il Rosé 2022 mostra un colore vivido e luminoso. Il profilo aromatico si muove su piccoli frutti rossi, melograno e sottobosco croccante, mentre il sorso mantiene quella componente “masticabile” che Gian Mario ama sottolineare parlando dei suoi vini.

C’è materia, ma anche energia. La componente acida accompagna il vino fino al finale con una precisione quasi chirurgica.

Natura 2021

Natura 2021: il sale della Franciacorta

Con il Natura Millesimato 2021 il percorso entra nel territorio dei dosaggi zero.

L’assemblaggio di Chardonnay e Pinot Nero si traduce in un Franciacorta che punta tutto sulla trasparenza espressiva del terroir morenico. Qui la mineralità emerge con forza: il vino è salino, agrumato, attraversato da note di scorza di limone e arancia amara che diventano particolarmente evidenti al palato.

È un Franciacorta gastronomico nel senso più autentico del termine. Non cerca seduzione immediata, ma profondità gustativa e capacità di accompagnare il cibo.

Durante la degustazione è stato interessante notare come molti dei vini I Barisèi esprimano più chiaramente il proprio carattere in bocca che al naso, quasi a voler privilegiare la dimensione tattile e gustativa rispetto all’impatto aromatico.

Mariadri 2018

Mariadri 2018: la maturità dello Chardonnay

Il Mariadri 2018 rappresenta invece il volto più maturo ed evoluto dello Chardonnay aziendale.

Settanta mesi sui lieviti, che trasformano questo Blanc de Blancs in un vino profondo e stratificato. Il nome richiama le colline di Adro, territorio d’origine della famiglia.

Nel bicchiere emergono chiaramente le note di frutta secca, pasticceria e spezie dolci, ma senza perdere slancio. La bocca è ampia, cremosa, avvolgente, sostenuta da una freschezza ancora vibrante.

Durante l’assaggio sono emerse sensazioni insolite e affascinanti: zafferano, erbe officinali, richiami quasi iodati sul finale. È uno di quei vini che continuano a evolvere nel bicchiere minuto dopo minuto.

Opposé 2018

Opposé 2018: il Pinot Nero che sorprende

Tra i vini più sorprendenti della degustazione c’è sicuramente Opposé 2018.

Un Blanc de Noirs ottenuto da Pinot Nero vinificato in bianco, pensato come “gemello diverso” del Mariadri. Anche qui i lieviti accompagnano il vino per circa 70 mesi.

La differenza si percepisce immediatamente. Il naso è più profondo, più materico, attraversato da una sapidità quasi marina. Ma è soprattutto il sorso a colpire: potente, continuo, sostenuto da una struttura che non cala mai lungo tutta la progressione gustativa.

È un Franciacorta che rompe alcuni stereotipi gastronomici. Durante la degustazione si è parlato apertamente di abbinamenti inconsueti, dalla Fiorentina alle carni rosse succulente, fino alla tartare di tonno.

E in effetti il vino possiede quella forza salina e quella capacità di pulizia che gli permettono di confrontarsi con preparazioni importanti.

Non sorprende che questo vino abbia recentemente ottenuto 96 punti da James Suckling, confermando il livello qualitativo raggiunto dalla cantina.

Francesco Battista Riserva Crio-Rosé 2012

Francesco Battista Riserva Crio-Rosé 2012: l’arte di aspettare

Il momento più emozionante della degustazione è arrivato con il Francesco Battista Riserva Crio-Rosé 2012 nella speciale versione affinata 130 mesi sui lieviti.

È il vino simbolo de I Barisèi. Non solo per la tecnica produttiva, ma perché rappresenta perfettamente la filosofia aziendale.

Questa Riserva nasce da Pinot Nero sottoposto a criomacerazione totale. Le uve vengono raffreddate con ghiaccio secco, permettendo un’estrazione lentissima del colore e delle componenti aromatiche più fini. Dopo la sboccatura, il dosaggio rimane rigorosamente zero.

La versione presentata a Vinitaly 2026 nasce quasi da una scelta spontanea. Dopo i primi 90 mesi di affinamento, alcune bottiglie erano rimaste in cantina e il vino ha continuato a evolvere in modo sorprendente. Da qui la decisione di prolungare l’attesa fino a 130 mesi.

Nel bicchiere il colore è un cerasuolo profondo e luminoso. Il profumo alterna piccoli frutti rossi maturi, erbe balsamiche, agrumi sanguigni e spezie fini.

Ma è soprattutto la vitalità del sorso a lasciare senza parole. Nonostante oltre dieci anni di affinamento, il vino conserva energia, tensione e una freschezza quasi sorprendente. La materia è ampia, complessa, stratificata, ma sempre sostenuta da una vena acida precisa.

È uno di quei vini che dimostrano come il tempo, quando la materia prima è grande, non sia un nemico ma un alleato.

I Barisèi

Conservazione verticale: una rivoluzione silenziosa

Tra gli aspetti più curiosi emersi durante l’incontro c’è anche lo studio sulla conservazione verticale delle bottiglie.

I Barisèi ha infatti approfondito, insieme all’Università di Milano, il comportamento evolutivo dei Franciacorta conservati in verticale rispetto a quelli mantenuti orizzontalmente. La conclusione è affascinante: per un Metodo Classico la posizione verticale garantirebbe una protezione migliore dall’ossigeno grazie alla presenza della CO2 tra vino e tappo.

Una scelta che ha portato addirittura alla realizzazione di cartoni progettati appositamente per la conservazione verticale.

Anche questo dettaglio racconta molto bene l’approccio della cantina: sperimentare, osservare, aspettare. Sempre partendo dal vino.

I Barisèi

Una Franciacorta che parla di futuro attraverso il tempo

Lasciando lo stand de I Barisèi rimane una sensazione precisa: quella di aver incontrato una cantina giovane solo anagraficamente.

Perché dietro ogni bottiglia c’è una memoria agricola antica, una cultura del lavoro contadino che oggi si traduce in ricerca, precisione e capacità di visione.

In un mondo che spesso corre verso uscite anticipate e consumi immediati, I Barisèi sceglie la strada opposta. Aspettare. Lasciare che il vino trovi il proprio ritmo. Fidarsi del tempo.

E forse è proprio questo il dettaglio che rende questi Franciacorta così riconoscibili: profondità, autenticità e coerenza.

Una lezione che, nel caos di Vinitaly, ha il sapore raro delle cose vere.

I Barisèi


Marco Germani

Sommelier e Degustatore Ufficiale AIS, ideatore e proprietario di questo blog, collaboro con le principali agenzie di comunicazione food and wine italiane. Scrivere recensioni è la cosa che amo maggiormente, in un calice di vino ci sono i sogni, le speranze, i sacrifici e il grande lavoro dei produttori, ognuno è una storia a se che merita sempre di essere raccontata.

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